In quarant’anni di lavoro accanto a famiglie e imprenditori ne ho viste attraversare parecchie, di fasi come questa, che definire incerta è un eufemismo.  E se c’è una cosa che il tempo insegna è che le dinamiche, in fondo, si ripetono: cambiano i protagonisti e le cause scatenanti, ma il copione resta simile. Oggi la cronaca ci mette davanti conflitti aperti su più fronti, un prezzo del petrolio che potrebbe riaccendere una nuova fiammata inflazionistica, e banche centrali strette tra due esigenze opposte: abbassare i tassi per sostenere una crescita che rallenta, oppure tenerli alti per non lasciare che l’inflazione riprenda vigore. Letto sui giornali, questo scenario mette addosso una certa ansia. Ma è anche uno scenario che, con qualche anno di esperienza alle spalle, si impara a leggere con più distacco: periodicamente accade sempre qualcosa che non ci si aspetta, e la parte più delicata non è mai l’evento in sé, quanto la reazione emotiva che rischia di farci prendere decisioni sbagliate proprio nel momento meno adatto.

E qui torno su un tema già espresso via mail recentemente, la repressione finanziaria e le sue conseguenze, ma che data la sua importanza lo ribadisco qui nel blog.

Tra le tante variabili in gioco, ce n’è una che considero più certa delle altre, l’inflazione. Le economie occidentali portano sulle spalle un debito pubblico molto elevato, ed è ragionevole pensare che un certo livello di inflazione non sia un incidente di percorso ma una condizione destinata a restare a lungo, perché è anche uno degli strumenti attraverso cui quel debito si riduce, nel tempo, in termini reali. Non è una previsione di mercato nel senso classico del termine, quanto una logica economica di fondo che vale la pena avere presente. E se questa condizione è destinata a durare, proteggere il potere d’acquisto dei propri risparmi diventa un’esigenza da affrontare subito, senza aspettare che lo scenario geopolitico o macroeconomico ci sembri più chiaro: quella chiarezza, quasi sempre, arriva quando è già tardi per agire con lucidità.

È qui che tornano utili alcuni concetti che sembrano scontati, ma che raramente vengono davvero messi a fuoco. La strategia, intesa come un piano scritto prima che arrivi la tempesta e non improvvisato durante. L’orizzonte temporale, che va definito con onestà e rispettato anche quando la cronaca spingerebbe a cambiarlo. La diversificazione, che non significa possedere tante cose ma possedere cose che si comportano in modo diverso tra loro nelle fasi difficili. E la pazienza attiva, che non è passività ma la capacità di restare fermi con metodo mentre tutto intorno sembra chiedere di muoversi. Vale la pena ricordare, come amava ripetere Warren Buffett, che gestire bene le proprie risorse è un’attività semplice nei principi ma tutt’altro che facile da applicare con disciplina: il denaro, in fondo, resta sempre un mezzo e non un fine, e merita di essere gestito con la stessa cura con cui si gestisce ciò che per noi conta davvero.

Il ragionamento, a questo punto, esce dal singolo investimento e tocca qualcosa di più profondo: la continuità. Per un imprenditore, la stessa logica che porta a redigere un piano industriale, a mantenere una liquidità di sicurezza in azienda, a costruire un passaggio generazionale con largo anticipo, dovrebbe valere anche per il patrimonio personale e familiare. Una strategia definita nei momenti di calma è quella che permette di non decidere sotto pressione nei momenti di tensione. È la differenza tra chi ha già tracciato la rotta prima della tempesta e chi cerca di orientarsi mentre le onde stanno già colpendo la barca: le decisioni prese di fretta, davanti a un titolo allarmante, sono quasi sempre le più fragili, non per mancanza di intelligenza ma per mancanza del tempo necessario a ragionare con lucidità.

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Rappresentazione puramente illustrativa e non riferita a uno strumento o indice specifico: mostra come, in molti periodi di mercato, anche annualità chiuse in territorio positivo abbiano attraversato fasi infra-annuali di calo significativo. Il movimento temporaneo e il risultato di più lungo periodo restano due grandezze distinte.

Un grafico come questo racconta bene il concetto. Negli anni indicati Il calo massimo (e temporaneo)  che si osserva durante l’anno in un portafoglio diversificato  e il risultato che si legge a fine anno, sono due misure ben diverse, e chi guarda solo alla prima rischia di perdere di vista la seconda. Non è un invito a ignorare i segnali dei mercati, ma un invito a leggerli dentro una cornice più ampia: quella di un piano che tiene conto, fin dall’inizio, del fatto che le turbolenze prima o poi arrivano.

Dormire sonni tranquilli, anche quando i mercati sono turbolenti, non significa pensare che non accadrà mai nulla.

Avere un certo distacco dalla finanza non vuol dire disinteressarsene. Vuol dire interessarsene nel modo giusto: con attenzione, metodo e lucidità, senza trasformare ogni movimento di mercato in un motivo di preoccupazione. Perché una buona strategia patrimoniale dovrebbe servire proprio a questo: non a prevedere ogni evento, ma a permetterci di attraversarlo senza perdere la rotta.

Ed è forse questa la vera domanda da porsi, con calma: il nostro patrimonio è organizzato per farci dormire sonni tranquilli in ogni scenario, oppure solo quando tutto sembra andare bene?

Paolo Zanoboni

Private Banker e Consulente Patrimoniale