Quante volte abbiamo rimandato una decisione di investimento perché “non era il momento giusto”? Forse i mercati erano già saliti troppo e sembrava tardi per entrare, oppure stavano scendendo e appariva più prudente aspettare che la situazione si calmasse. È un’esitazione che conosco bene, perché la incontro spesso parlando con i miei clienti, e che ha una caratteristica curiosa: il momento giusto, alla fine, non arriva quasi mai. Non perché non esista, ma perché riusciamo a riconoscerlo soltanto a posteriori, quando ormai è passato.

Non solo un modo per accumulare risparmi

Il piano di accumulo viene spesso presentato come uno strumento utile per mettere da parte, mese dopo mese, una parte dei propri risparmi. Ed è certamente così, ma questa definizione è incompleta, perché il PAC può svolgere anche una funzione diversa e, a mio avviso, altrettanto importante: permette di pianificare con maggiore serenità un investimento azionario, riducendo l’ansia legata alla scelta del momento in cui entrare.

Investendo una somma a intervalli regolari, invece di versare tutto il capitale in un’unica soluzione, non siamo più costretti a domandarci continuamente se i mercati siano troppo alti, se sia meglio attendere una correzione o se la discesa appena iniziata possa continuare. Il capitale entra in momenti e a prezzi differenti, seguendo un programma stabilito in precedenza: il PAC non elimina le oscillazioni dell’azionario, ma evita che ogni oscillazione si trasformi in una nuova decisione da prendere.

Quando si investe un capitale importante tutto in una volta, infatti, la mente resta inevitabilmente agganciata a quella data precisa e, se i mercati scendono nei mesi successivi, il pensiero “avrei dovuto aspettare” può diventare un peso difficile da togliersi di dosso, anche quando la scelta era corretta rispetto agli obiettivi e all’orizzonte temporale.

Frazionando l’ingresso, quel peso viene distribuito su molti momenti diversi e nessun singolo versamento decide da solo l’esito complessivo dell’investimento. Anzi, per chi sta costruendo gradualmente la propria posizione, una discesa può trasformarsi in un vantaggio, perché con la stessa somma si acquistano più quote.

La vera forza del PAC non consiste quindi soltanto nell’accumulare risparmi, ma nel sostituire la ricerca impossibile del momento perfetto con la disciplina di un percorso.

La lezione del marzo 2020

Un esempio molto concreto è ciò che accadde nel marzo del 2020, quando l’arrivo della pandemia e il blocco improvviso dell’economia mondiale provocarono una caduta quasi verticale dei mercati azionari. Nel giro di poche settimane l’indice S&P 500 perse circa un terzo del proprio valore e, mentre le notizie diventavano ogni giorno più drammatiche, la scelta apparentemente più prudente sembrava quella di fermarsi e aspettare.

Eppure, proprio quel crollo offrì una finestra straordinaria per acquistare a prezzi molto più bassi. Il recupero fu tanto rapido quanto inatteso e già nell’agosto dello stesso anno il mercato americano aveva ritrovato i livelli precedenti alla crisi. Chi aveva un piano di accumulo non dovette trovare il coraggio di decidere proprio nei giorni peggiori, perché il piano lo aveva già fatto al suo posto: i versamenti continuarono, consentendo di acquistare più quote durante la discesa.

Chi invece interruppe gli investimenti o vendette aspettando maggiore chiarezza rischiò di rimanere fuori anche durante la ripresa, perché i mercati cominciarono a recuperare quando le notizie erano ancora molto negative e il futuro appariva tutt’altro che rassicurante. È questa una delle lezioni più difficili da accettare: le migliori occasioni si presentano spesso quando emotivamente sembrano le meno invitanti.

Guerre, inflazione e il crollo sempre annunciato

Negli anni successivi alla pandemia sono arrivati l’inflazione, il forte aumento dei tassi di interesse, la guerra in Ucraina, il conflitto in Medio Oriente e tensioni geopolitiche sempre più diffuse. Ogni volta è sembrato ragionevole pensare che un nuovo grande crollo fosse imminente.

Quanti risparmiatori hanno ridotto o venduto i propri investimenti, aspettando che la situazione diventasse finalmente più tranquilla? E quanti sono rimasti fermi sulla liquidità, convinti che da un momento all’altro sarebbe arrivata un’occasione migliore?

Nonostante un 2022 molto difficile, negli anni successivi i mercati azionari globali hanno registrato una crescita importante. Questo non significa che le guerre e le crisi non abbiano conseguenze, né che i mercati siano destinati a salire sempre; significa, più semplicemente, che aspettare la scomparsa dell’incertezza può voler dire aspettare per sempre.

L’incertezza non è infatti un’eccezione nella storia dei mercati, ma la loro condizione abituale. Quando un problema sembra attenuarsi, spesso ne compare un altro: una recessione, una crisi politica, una guerra, un aumento dei tassi o una nuova emergenza. Chi aspetta che tutte le nuvole siano scomparse rischia di entrare soltanto quando i mercati sono già saliti e la serenità apparente è stata ampiamente incorporata nei prezzi.

“Vieni pure, che ti aspetto”

È proprio qui che il piano di accumulo mostra la sua funzione più importante: non ci obbliga a prevedere quando arriverà la prossima crisi e neppure a trovare il coraggio di investire tutto nel momento più difficile, ma ci permette di preparare in anticipo una risposta razionale a qualcosa che sappiamo prima o poi accadrà.

Con un PAC ben costruito, coerente con i nostri obiettivi e con il nostro orizzonte temporale, possiamo quasi rivolgerci al prossimo crollo e dirgli:

“Vieni pure, che ti aspetto.”

Non perché le discese facciano piacere o non provochino emozioni, ma perché sappiamo che, durante quelle fasi, i nostri versamenti acquisteranno più quote a prezzi inferiori. Il crollo che spaventa chi deve ancora decidere può così diventare un’opportunità per chi ha già deciso di seguire un piano.

Il PAC è quindi molto più di una tecnica per accumulare gradualmente un capitale: è un metodo per proteggere le nostre decisioni dalle nostre emozioni e trasformare un’intenzione in un progetto concreto. Una famiglia può utilizzarlo per il futuro dei figli, un giovane per iniziare a costruire il proprio patrimonio e un imprenditore per destinare con regolarità una parte dei propri risparmi a obiettivi di lungo periodo.

Per concludere

Il piano di accumulo non è una scorciatoia per guadagnare di più e non elimina i rischi dei mercati azionari. Deve essere inserito in una corretta pianificazione, con un orizzonte temporale adeguato, una somma sostenibile e strumenti coerenti con gli obiettivi dell’investitore.

Il suo valore più autentico consiste però nel liberarci dalla necessità di indovinare il momento perfetto, permettendoci di continuare a investire anche quando l’incertezza suggerirebbe emotivamente di fermarci.

Forse, la prossima volta che una somma resterà ferma in attesa del “momento giusto”, varrà la pena domandarsi se non sia proprio quell’attesa, e non il mercato, il vero rischio da gestire.

Paolo Zanoboni